SAPEVI CHE?

9 MILIONI

DI DONNE
in Italia presentano fibromi uterini

I FIBROMI UTERINI 

CAUSANO DIVERSI DISTURBI
come mestruazioni abbondanti, dolori pelvici e infertilità

NEL 50% DEI CASI

I FIBROMI UTERINI
sono asintomatici

Fonte Zimmermann A. et al. BMC Women Health 2012; 12:6

 

Che cosa sono i fibromi uterini

I fibromi uterini sono delle alterazioni tumorali benigne dovute all’esagerato sviluppo di cellule muscolari lisce dell’utero. Non si conosce con certezza il processo che dà origine alla formazione di un fibroma, anche se in qualche modo sono implicati gli estrogeni che stimolano la moltiplicazione delle cellule del fibroma stesso. Non a caso, prima della pubertà è piuttosto raro che si evidenziano fibromi, così come dopo la menopausa, quando manca la produzione degli estrogeni, i fibromi possono ridurre le loro dimensioni talora fin quasi a scomparire. Durante la gravidanza, invece, quando il livello di estrogeni è elevato, un eventuale fibroma può aumentare notevolmente di volume, e collateralmente può aumentare il rischio per la gravidanza.

Incidenza e sintomi dei fibromi uterini

Questi tumori benigni sono tra i più frequenti dell’apparato riproduttivo femminile: ne soffre fino al 73% delle donne in età compresa tra i 30 e i 50 anni. Come anticipato questi tendono a ridursi con l’arrivo della menopausa in quanto è la produzione ormonale a stimolare la loro crescita. Circa la metà delle donne avvertono disturbi fastidiosi e invalidanti come cicli abbondanti fino all’emorragia e forti dolori addominali, che possono associarsi anche a dolore durante i rapporti sessuali, infertilità e complicanze in gravidanza. Ma nel 50% dei casi possono anche essere asintomatici.

Non esiste una sede caratteristica di insorgenza del mioma. Tuttavia, sebbene possa formarsi in ogni parte dell’utero, nel 95% dei casi l’insorgenza è a carico del corpo uterino. Il mioma può essere unico, ma molto spesso le formazioni possono essere multiple e le loro dimensioni possono essere molto variabili, da pochi millimetri ad oltre 10-15 cm di diametro.

Tipologie di fibroma uterino

In genere, i fibromi presentano una forma rotondeggiante e spesso sono peduncolati. A seconda dello strato uterino interessato e della direzione in cui si sviluppano, i miomi si possono distinguere in:
Fibromi sottosierosi, sessili o peduncolati, quando si sviluppano sotto il peritoneo che riveste l’utero provocando una modificazione dello stesso circoscritta alla sede interessata sono circa il 70% dei fibromi;
Fibromi intramurali o interstiziali, quando il nodo di fibroma si sviluppa nel contesto dello spessore miometriale determinando un aumento volumetrico dell’utero in toto rappresentano circa il 20% dei fibromi;
Fibromi sottomucosi, quando sporgono nella cavità uterina, sollevando la mucosa endometriale sono circa il 10% dei fibromi.

Come avviene la diagnosi dei fibromi?

La visita ginecologica consente di scoprire la presenza di un fibroma solo se la formazione raggiunge i 5-6 cm e se la donna è abbastanza magra. In alternativa si ricorre all’ecografia pelvica, esame che utilizza sonde a ultrasuoni, appoggiate sull’addome o inserite in vagina al fine di eseguire uno studio più approfondito dell’apparato genitale interno (utero ed ovaie);
Non esistono metodi di prevenzione per evitare la comparsa di fibromi. Per questo è fondamentale sottoporsi a controlli periodici dal ginecologo.

Come si curano i fibromi uterini?

Ad oggi, non esiste un trattamento eziologico o preventivo per questa patologia. Molto spesso infatti non viene fatta terapia e la paziente viene monitorata con delle visite ginecologiche per verificare che il fibroma non cresca di dimensioni.
L’intervento terapeutico è richiesto, invece, esclusivamente per quei fibromi che provocano una sintomatologia importante o di grandi dimensioni. Ci sono attualmente diversi tipi di interventi chirurgici (Isterectomia, Miomectomia) e l’embolizzazione delle arterie uterine.
Tra i farmaci usati in caso di fibroma uterino vi sono invece i progestinici, gli analoghi del GnRH e gli SPRM (Modulatori Selettivi del Recettore del Progesterone) le cui terapie e accesso alle cure vengono stabilite dal medico in base alle caratteristiche del fibroma.
Il trattamento però varia molto a seconda della paziente, età, desiderio di gravidanza, numero dei fibromi, dimensioni per cui ogni terapia deve essere pensata e valutata dal medico a seconda della paziente.

Un aiuto dalla natura

Studi scientifici recenti hanno dimostrato come alcune sostanze naturali come le epigallocatechine gallato contenute tè verde e la vitamina D possono aiutare nella lotta ai fibromi uterini e a mantenere un utero fisiologico.

Estratto di tè verde – Epigallocatechina gallato (EGCG)

L’epigallocatechina gallato è un’importante componente polifenolica del tè verde. I polifenoli del tè verde possiedono delle proprietà biochimiche antimutageniche e antiproliferative. I polifenoli sono quindi dei potenti antiossidanti, in grado di neutralizzare i radicali liberi, impedendo così il danneggiamento cellulare.
I maggiori benefici per la salute sono legati alla presenza dei polifenoli; questi ultimi si compongono di 6 tipi di catechine e dei loro derivati (gallati), di cui l’EGCG (EpiGalloCatechinaGallato) è quantitativamente il più importante e l’ingrediente più attivo.
Diversi studi hanno dimostrato che l’EGCG è in grado di inibire la proliferazione e di indurre l’apoptosi di cellule umane di fibroma uterino. Sono stati proposti diversi meccanismi attraverso i quali l’EGCG agisce come agente modulante della proliferazione, della trasformazione e dell’infiammazione nei fibromi. Per esempio, gli effetti sul fibroma sembrano essere mediati da una riduzione dell’attività delle cicline chinasi Cdk2 e Cdk4 favorendo così l’apoptosi e il blocco della telomerasi. L’EGCG inibisce le metalloproteinasi, in particolare la MMP2 e la MMP9, bloccando la capacità invasiva della massa fibrotica.
La somministrazione orale di EGCG in donne con fibroma uterino sintomatico ha fornito dati molto interessanti. Donne che ricevevano 360 mg di EGCG per 4 mesi hanno avuto una riduzione significativa del fibroma e un miglioramento della sintomatologia rispetto al controllo. È stato inoltre dimostrato che l’EGCG risulta facilmente biodisponibile e stabile, oltre ad avere proprietà antiproliferative e anti-fibrotiche.

La Vitamina D

Per vitamina D si intende un gruppo di pro-ormoni liposolubili costituito da 5 diverse vitamine: vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Le due più importanti forme nelle quali la vitamina D si può trovare sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo), entrambe le forme dall’attività biologica molto simile. Il colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo, è sintetizzato negli organismi animali, mentre l’ergocalciferolo (D2) è di provenienza vegetale.

La fonte principale di vitamina D per l’organismo umano è l’esposizione alla radiazione solare. La vitamina D ottenuta dall’esposizione solare o attraverso la dieta è presente in una forma biologicamente non attiva e deve subire due reazioni di idrossilazione per essere trasformata nella forma biologicamente attiva, il calcitriolo.

La storia della scoperta della vitamina D parte nel 1919 quando venne evidenziato, da Huldschinsky, che bambini affetti da rachitismo guarivano se esposti alla luce ultravioletta. Un risultato simile lo si ottenne nel 1922 da A.F. Hess e H.B. Gutman usando, però, la luce solare e nello stesso periodo venne ipotizzata da Mc Collum l’esistenza di un composto liposolubile essenziale per il metabolismo delle ossa, studiando l’azione antirachitica dell’olio di fegato di pesce dal quale riuscì ad identificare una componente attiva. Già nel 1919-20 Sir Edward Mellanby era pervenuto ad un’ipotesi simile studiando cani cresciuti sempre al chiuso.

Nel 1923 Goldblatt e Soames riuscirono a dimostrare che quando il 7-deidrocolesterolo, presente nella pelle, viene colpito dai raggi ultravioletti esso dà origine ad un composto avente la stessa attività biologica del composto lipofilo di Mc Collum. La struttura della vitamina D venne identificata nel 1930 da A. Windaus. Gli studi strutturali hanno permesso di identificare le due forme della vitamina D e che l’ergocalciferolo viene formato quando i raggi ultravioletti colpiscono la sua forma di provitamina di origine vegetale, l’ergosterolo, mentre il colecalciferolo si produce, come detto precedentemente, dall’irradiazione del 7-deidrocolesterolo. L’assorbimento della vitamina D segue gli analoghi processi cui le altre vitamine liposolubili sono sottoposte. Essa, infatti, viene inglobata nelle micelle formate dall’incontro dei lipidi idrolizzati con la bile, entra nell’epitelio intestinale dove viene incorporato nei chilomicroni i quali entrano nella circolazione linfatica. In vari tessuti, il colecalciferolo subisce una reazione di idrossilazione con formazione di 25-idrossicolecalciferolo [25(OH)D] il quale passa nella circolazione generale e si lega ad una proteina trasportatrice specifica (proteina legante la vitamina D, DBP). Arrivato nel rene, il 25 (OH)D può subire due diverse reazioni di idrossilazione, catalizzate da differenti idrossilasi (la 1α-idrossilasi e la 24-idrossilasi), che danno origine, rispettivamente, all’1,25-diidrossicolecalciferolo [1,25(OH)D] (calcitriolo), la componente attiva, ed al 24,25-diidrossicolecalciferolo [24,25(OH)D], una forma inattiva.

Oltre ad essere assorbita dagli alimenti, la vitamina D viene prodotta a livello della cute. Mediante questo meccanismo viene prodotta esclusivamente vitamina D3 (colecalciferolo) e non D2 (ergocalciferolo), di produzione esclusivamente vegetale ed assumibile dall’uomo, invece, solo per via alimentare. I raggi ultravioletti favoriscono la conversione del 7-deidrocolesterolo che può dare origine al colecalciferolo ma anche a due prodotti inattivi: il lumisterolo ed il tachisterolo. La quantità di D3 e D2 prodotti dipende dalle radiazioni ultraviolette (sono più efficaci quelle comprese tra 290 e 315 nm), dalla superficie cutanea esposta, dal suo spessore e pigmentazione e dalla durata della permanenza alla luce. Nei mesi estivi la sovrapproduzione di vitamina D ne consente l’accumulo, così che la si possa avere a disposizione anche durante il periodo invernale.
Pochi alimenti contengono quantità apprezzabili di vitamina D. Un alimento particolarmente ricco è l’olio di fegato di merluzzo. Seguono, poi, i pesci grassi come i salmoni e le aringhe, le uova, il fegato, le carni rosse (25-idrossicolecalciferolo) e le verdure verdi. Al contrario di quanto sostenuto dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che ritiene molte prescrizioni di vitamina D non appropriate basandosi su studi clinici pubblicati su “The Lancet” e “Annals of Internal Medicine”, la Società italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS) sostiene che in Italia l’80% della popolazione sia carente: l’insufficienza di vitamina D interesserebbe circa la metà dei giovani italiani nei mesi invernali. La condizione carenziale aumenterebbe con l’avanzare dell’età sino ad interessare la quasi totalità della popolazione anziana italiana che non assume supplementi di vitamina D.

La vitamina D esercita importanti azioni nell’organismo umano. Si pensa che la vitamina D sia in grado di ridurre il rischio di malattie croniche e maligne, oltre che avere una potente azione immunomodulatoria. I recettori della vitamina D (VDR) sono presenti in diversi organi e tessuti, tra cui l’utero; la vitamina D regola la proliferazione cellulare e la differenziazione, inibisce l’angiogenesi e stimola l’apoptosi. Un deficit di vitamina D è correlato con aumento del rischio di sviluppare il fibroma uterino. Secondo gli ultimi dati della letteratura, i livelli medi di 25-idrossivitamina D (25(OH)D) sono significativamente più bassi nelle donne con fibroma uterino rispetto al controllo. La stessa cosa è confermata nelle donne afroamericane, che sono più facilmente deficitarie di vitamina D. Nuove evidenze scientifiche hanno infatti rivelato l’effetto protettivo che la vitamina D ha verso i fibromi uterini.

In un recente studio del 2019 è stato dimostrato che la Vitamina D è in grado di controllare la proliferazione delle cellule di leiomioma umane attraverso l’arresto del ciclo cellulare ma senza indurre apopotosi. In altri studi invece è stato visto come la vitamina D riduca l’infiammazione e la fibrosi mediata dal recettore VDR. In tal senso, giocano ruolo chiave le citochine nella regolazione del rimodellamento dei tessuti, indicando che potrebbero essere responsabili dei sintomi associati al fibroma uterino quali il dolore e l’infertilità.

Questi studi ci dimostrano che alcune sostanze naturali, quali l’epigallocatechina gallato e la vitamina d, insieme ad un corretto stile di vita, possono essere un valido aiuto nel mantenimento della fisiologia dell’apparato riproduttivo femminile.

BIBLIOGRAFIA
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